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Una canzone per Francesco! …intervista ai Soul Stigma
1. quale significato attribuite al vostro nome?
Questa domanda ci riporta alle nostre origini. La verità è che “Soul Stigma” è un nome privo di significato dal punto di vista della lingua, ma carico delle nostre esperienze e pronto per essere portato avanti e divenire un grande nome della musica contemporanea. Soul Stigma, più che un nome, è un “sogno”. E poi diciamola tutta, è un sogno che suona bene!
2. come considerate l’insieme di stili differenti che vi contraddistingue?
Più che su un genere o su un determinato tipo di pubblico, noi puntiamo sulla modernità. La musica che suoniamo sul palco è un “megamix” innovativo: carico, potente, compatto come solo il moderno metalcore può essere, ma anche caratterizzato da influenze hip-hop e commerciali. Insomma una musica aperta a tutti, che può essere proposta in qualsiasi contesto si voglia fare del casino, saltare, ballare e urlare. Chiamiamolo “Nu Metal Italiano” per i metallari affezionati, chiamiamolo “Rock Moderno”, chiamiamolo “Metal Rap Pop”, non importa. Ascoltatelo e siamo certi vi stupirà.
3. pur componendo testi in italiano ed inglese, avete preferenze su una delle due lingue?
I testi sono una componente importantissima nella musica, poiché un artista può esprimersi a 360°, con una completezza che solo le parole possono dare. Noi siamo una band italiana e in quanto tale abbiamo deciso ormai da tempo di privilegiare la lingua del nostro paese: vogliamo che il nostro pubblico sia trasportato non solo dallo show, non solo dal sound, ma anche da quello che diciamo e che vogliamo esprimere. Ciononostante la sonorità inglese non può essere completamente rimpiazzata e quindi abbiamo deciso di avvalercene, perché sempre di musica si tratta: le cose devono suonare bene a tutti i livelli e se l’italiano non “gasa” allora si passa all’inglese!
4. quale considerate il vostro più grande pregio e, parallelamente, il vostro difetto più evidente?
Un nostro grande pregio è l’originalità, nonché la capacità di coinvolgere il pubblico nella maggior parte delle situazioni. Vedere la gente che si carica è una delle cose più belle che possa accadere durante uno show, perché lo spettacolo non lo fa solo la band sul palco, ma anche tutti i regaz che fanno casino sotto il palco! Non stiamo parlando di utopie artistiche, ma di quello che abbiamo realizzato finora: quando la gente sente “Quarantena” o i nostri remix di “Poker Face”, “Apologize” e altre simili si scatena! E questo ci dà la carica per fare dei bei concerti. Se invece la vogliamo buttare sul negativo, più che trovare difetti bisogna ammettere che c’è ancora tanto da fare, che in confronto a dove vogliamo arrivare quello che abbiamo fatto è zero. Bisogna lottare per emergere in mercato che non ha più posto per nuovi prodotti e si lotta in tanti, poiché tante sono le band come noi. Si starà a vedere.
5. dove vorreste essere tra un anno?
Fra un anno? Non importa in particolare dove, l’importante è essere sempre un gradino più in alto rispetto al passato. Finché si è giovani e si ha grinta non bisogna arrendersi, bensì tenere duro per raggiungere gli obiettivi che ci si è posti. Vi possiamo dire dove non vogliamo essere fra 15 anni: non a fare gli aspiranti musicisti falliti! Crederci è importante fino a che ci si può permettere di credere. Dunque, dobbiamo assolutamente darci da fare in questi pochi anni che ci restano prima di divenire trentenni sul lastrico!
6. quale visione avete dell’attuale panorama italiano?
Un panorama scarno per quanto riguarda le grandi major, soprattutto per generi che sia allontanano dalla musica leggera ed elettronica. Non ci sono molte possibilità concrete per le giovani band come noi e di questo bisogna prenderne atto, lavorando sodo con degli obiettivi precisi. Non basta più essere musicisti e “sperare nel bel tempo”, bisogna essere manager di se stessi: scegliere una determinata categoria di etichette e di pubblico a cui proporsi, lavorare sull’immagine e sulle pubbliche relazioni e poi, solo alla fine, spaccare il culo sul palco.
7. con quale degli altri artisti in contest vorreste fare un live da ricordare?
Non c’è neppure da chiedere: Emil, ti seghiamo le gambe in finale!
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